Locandine AI: dalla promozione dei locali alle sagre di paese

Pubblicato il: 15 Ottobre 2026Categorie: News0 Commenti on Locandine AI: dalla promozione dei locali alle sagre di paeseTempo di lettura: 5,6 min

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A partire da questo giugno, abbiamo assistito ad una crescente tendenza che vede protagonista l’uso massiccio dell’intelligenza artificiale nella realizzazione di manifesti promozionali per sagre ed eventi locali.

Spesso ci è capitato di osservare con occhio critico locandine di eventi paesani dall’estetica poco gradevole e dalle foto amatoriali. Esiste addirittura più di un account social che si occupa di raccogliere le più particolari, sia per ironizzarle, che per promuovere la loro originalità ed italianità.

Quando è iniziato e in cosa consiste il trend delle locandine AI?

Quest’estate, a seguito delle migliaia di locandine realizzate con questo identico stampo, l’account social delle sagre del FVG, ha espresso la propria preoccupata opinione su questa crescente tendenza, mostrando comprensione per l’eventuale mancanza di tempo e disponibilità a permettersi grafiche e illustrazioni più accattivanti ma concludendo sostenendo di preferire di gran lunga le vecchie locandine “brutte” e artigianali.

Moltissimi eventi locali, attività commerciali o comuni continuano ad utilizzare software di intelligenza artificiale approdati negli ultimi anni, come ChatGpt, Copilot, Gemini, Nano Banana, generando quantità di contenuti di scarsa qualità, pressoché identici, con il minor intervento possibile da parte dell’essere umano.

È stata fornita agli utenti la possibilità di creare in autonomia il materiale necessario senza limiti, senza costi e soprattutto con impegno zero, fornendo al software input e prompt elementari che denotano una mancanza di consapevolezza e di conoscenza dell’uso e delle funzionalità di questi strumenti generativi.

Il risultato? Le critiche affermano che queste AI starebbero trasformando la vecchia proposta varia, seppur approssimativa e rappezzata, in un insieme disordinato di contenuti identici tra loro, un cosiddetto slop, letteralmente sbobba. Un termine introdotto nell’ultimo periodo per indicare l’immondizia digitale, quella serie di contenuti dozzinali, dal cattivo gusto, prodotti in massa senza sforzo dall’intelligenza artificiale.

sagra ai

L’AI è davvero in grado di raccontare l’identità di un territorio?

Queste locandine e manifesti presentano elementi ricorrenti: stili predefiniti, grafiche con sfondo nero e massicce scritte colorate, claim imbarazzanti scritti con effetto pennello, immagini sature con personaggi sorridenti aggiunte per riempire lo spazio disponibile.

Ma le immagini utilizzate, i claim iperbolici eppure generici che alludono al divertimento e alla compagnia sono in grado di raccontare l’identità di un territorio o di un’iniziativa locale? Sono effettivamente capaci di attirare il target ideale di persone ipotizzato per quell’iniziativa?

L’uso di questi schemi ripetuti comporta una mancanza di personalità, con il risultato che le vecchie locandine fatte a mano risultino paradossalmente più autentiche e spesso più efficaci perché sono in grado di raccontare la semplicità e il folklore caratteristico delle realtà di paese, quell’insieme di valori, sensazioni ed emozioni che ci si aspetta di ritrovare in quelle iniziative.

Si assiste alla perdita dell’elemento umano: l’identità sono le persone, i volti noti della piazza, le storie individuali. L’AI genera volti poco credibili e privi di legame con la comunità reale, tende inoltre a generare immagini che rispondono agli stereotipi turistici (il tavolo imbandito in modo impeccabile, paesaggi inventati da cartolina), vedi le locandine generate e generabili per l’Oktoberfest, questo trasforma la cultura e lo spirito vivo di una comunità in un marchio turistico standardizzato.

Cosa ne pensano i grafici? Come integrare l’AI nel workflow creativo senza perdere l’identità visiva

L’ondata contraria di grafici e designer non è tardata ad arrivare, condannando e ironizzando quest’uso poco consapevole dell’AI generativa, sostenendo che il problema centrale risieda nella mancanza di volontà nel provare ad istruire questi software generativi.

Le conseguenze che l’uso dell’AI potrebbe avere su queste professioni sono invece complesse da calcolare nei casi delle locandine delle sagre, poiché prima gli organizzatori si affidavano ad amici e parenti disposti a lavorare per un compenso pressoché nullo. Non sorprende dunque che gli stessi abbiano scelto di rivolgersi alle AI, risparmiando così tempo e denaro.

Molti esperti del settore hanno realizzato campagne e studi interessanti con questi strumenti di AI generativa, tra tutti sicuramente il progetto Swipe ideato da Felipe Rocha, fondatore dello studio di design americano che porta il suo nome.

Il progetto è una vera e propria attività di R&D, utilizzato come spazio protetto per comprendere i limiti di questi software generativi, testare la resa dei prompt e studiare come l’algoritmo interpreta la cultura visiva contemporanea.

Lo studio si dichiara affascinato dalle capacità espressive della tecnologia e dal modo in cui potrà rimodellare l’industria artistica ma è fermamente convinto, come d’altronde la maggioranza dei grafici e i professionisti del digital, che l’elemento chiave rimanga la direzione umana.

È importante riconoscere, dandole il merito che le spetta, che rispetto agli anni precedenti, privi di questo tipo di mezzi, l’intelligenza artificiale sia in grado di consentire a piccole realtà, associazioni no-profit, enti locali con budget ridotti di trasformare un’idea teoria in un bozzetto concreto in una manciata di secondi. Rappresenta un ottimo strumento di brainstorming, in grado di velocizzare anche le fasi più noiose, permettendo di concentrarsi maggiormente sul concetto e sui dettagli pratici.

Questi strumenti fornitici rappresenteranno un punto di svolta radicale negli anni a venire, ma, senza un’istruzione puntuale ed una direzione attenta ai dettagli sarà difficile creare un contenuto di valore, capace di comunicare l’intenzione e di suscitare l’effetto desiderato nell’occhio di guarda.

 

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